I pericoli del web

di Chiara Paterlini

Durante l’adolescenza vengono messi in atto dei comportamenti che, agli occhi degli adulti, possono apparire come segni di oppositività, disobbedienza, trasgressione, prepotenza, come segnali di sfida lanciati ai genitori o chi per loro. Tali condotte riguardano il marinare la scuola, ma anche l’utilizzo di sostanze stupefacenti e dei dispositivi tecnologici (web, videogiochi). Pensando alla sperimentazione come caratteristica naturale dell’adolescenza, tali condotte sono quasi fisiologiche, se non si superano certi limiti chiaro. Possono, infatti, portare a problematiche psicologiche e fisiche importanti, se esse diventano dominanti nella quotidianità e prevalgono, annullandole, sulle altre attività e sugli interessi del/della giovane.
I comportamenti dipendenti in generale, siano essi da sostanze o da internet o da chissà cos’altro, espongono il ragazzo/la ragazza a pericoli che non vanno in alcun modo sottovalutati. Oggi il web fornisce un’infinità di contenuti, alcuni dei quali sono nocivi e possono influenzare significativamente lo sviluppo psicologico dei giovani.
Un aspetto, sul quale il web ha notevole influenza, riguarda le credenze e i comportamenti sessuali. I giovani utilizzatori di internet sono continuamente esposti a immagini pornografiche, perché le ricercano attivamente o perché ne vengono esposti in maniera indesiderata. Nel caso in cui sia il/la giovane a ricercare tali contenuti, si può pensare a qualcosa di naturale e fisiologico; del resto in adolescenza si va incontro a cambiamenti corporei che riguardano anche il sesso. Questi comportamenti, però, espongono a importanti pericoli se agiti in maniera prevalente e, se vogliamo, compulsiva. Pensiamo che le conseguenze dannose possono aggravarsi per altre condotte attive del ragazzo/della ragazza: ad esempio la frequentazione di chat-room “sessuali” (se coì si possono chiamare), l’esposizione del corpo del/della giovane nelle sue parti intime, la presa visione e la messa in atto di comportamenti addirittura masturbatori di fronte a una webcam. Rimanendo su un piano prettamente concreto, questi comportamenti possono portare ad azioni perseguibili penalmente: molestie e aggressioni sessuali, online e offline.
Discorso analogo si può fare per l’abuso di sostanze e i disturbi alimentari. I giovani che agiscono questi comportamenti spesso ricercano nel web dei siti o dei portali dove poter condividere le loro “abitudini”. Molti di questi siti forniscono dei modelli di condotta e dei canoni di bellezza che hanno un’importante capacità di presa sul/sulla giovane emotivamente fragile. Essi sono, dunque, dei luoghi ideali dove vengono normalizzati e legittimati dei comportamenti rischiosi.

L’ adolescente non è il comportamento che agisce
Spesso si tende a colpevolizzare i giovani e a patologizzare i comportamenti disfunzionali, e si perde di vista la possibilità che essi siano l’espressione di qualcosa d’altro. Si tende, inoltre, a confondere il comportamento disfunzionale generalizzandolo alla persona nella sua totalità (è un’anoressica, è un drogato…). Riportiamo, invece, la nostra attenzione sul fatto che:

  • L’adolescente è diverso dal comportamento che mette in atto
  • Abbiamo di fronte un ragazzo/una ragazza che agisce un comportamento disfunzionale
  • Abbiamo di fronte un ragazzo/una ragazza che, evidentemente, ha delle difficoltà o vive un disagio di qualunque tipo
  • Quel comportamento esprime queste difficoltà o questo disagio

Questi quattro punti spesso passano inosservati e ce ne rendiamo conto quando ci troviamo di fronte a delle “etichette sociali”. Forse si potrebbe pensare che più è dannoso quel comportamento (consideriamo anche le conseguenze penali), più è importante il disagio vissuto. Forse si potrebbero considerare questi comportamenti come un grido, una richiesta di aiuto per risolvere e “bonificare” quello stato interiore.
Chiaramente, di fronte a comportamenti di questo tipo, i genitori e chi per loro si sentono disarmati, le provano tutte per migliorare la situazione, arrivando però, in alcuno casi, di fronte a vissuti di impotenza. In questa cornice assume grande importanza una terza figura che possa mettere luce sul perché di quel comportamento, sul suo significato originale e originario. Possiamo chiamarlo colloquio di supporto psicologico o psicoterapia, questo poco importa; quello che conta è individuare uno spazio e un tempo in cui l’altro, il/la giovane ma anche i suoi genitori, possa sentirsi accolto, accettato, ascoltato e visto, in tutte le sue parti, migliori e peggiori.

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