Internet e l’abuso da parte degli adolescenti

di Chiara Paterlini

La funzione dell’adolescenza

L’adolescenza è una complessa fase di sviluppo, in cui le modificazioni corporee, la formazione del proprio modo di essere e le dinamiche relazionali sono indistricabilmente intrecciate e interdipendenti.

Il periodo dell’adolescenza si differenzia sotto molti aspetti dalla fanciullezza: l’adolescente passa da una fase in cui è stato totalmente dipendente dal contesto familiare, a una ricerca sempre crescente di indipendenza e autonomia, in primo luogo psicologica, che lo porterà a crearsi dei modelli di condotta e degli schemi valoriali propri. L’adolescente è, dunque, spinto all’affermazione di sé e all’essere uomo o donna che sia, continuando tuttavia a sentire il bisogno di vicinanza delle figure di accudimento e di essere protetto da esse e rimanendo ancora in una posizione di non responsabilità. “Con te, ma anche senza di te”, a dire che l’adolescente si trova ad affrontare un conflitto tra due tendenze contrapposte: vuole staccarsi dai genitori (bisogno di autonomia/separazione/differenziazione), ma ha ancora bisogno di loro (bisogno di protezione/dipendenza/vicinanza). Il che rende complesso e difficoltoso questo passaggio alla vita adulta. È chiaro come l’adolescenza sia l’età in cui è necessario affrontare e risolvere compiti evolutivi non indifferenti per la crescita di una persona, i cui esiti comportano dei cambiamenti che spesso inquietano. Tuttavia, è bene sottolinearlo, la crisi adolescenziale è del tutto naturale e fisiologica per un adeguato sviluppo della personalità. Il conflitto di base dell’adolescenza trova espressione nel disagio legato allo sviluppo fisico, allo sviluppo sessuale e a quelli emotivo e intellettuale. Le trasformazioni corporee, così rapide, vistose e variabili da soggetto a soggetto, comportano per il ragazzo/la ragazza la perdita di uno schema di riferimento, che prima avvertiva come stabile, e l’incertezza rispetto al suo futuro aspetto esteriore e al suo mondo interno (pensiamo alle competenze emotive e intellettive). Ciò, naturalmente, anima ansie e preoccupazioni per qualcosa che è indefinito, in divenire. Noi donne adulte possiamo ripensare al primo menarca, ci ricordiamo quanto fosse doloroso e sorprendente; così come è stata sorprendete la prima polluzione notturna per gli uomini. Probabilmente nessuno di noi sapeva esattamente cosa stesse accadendo al proprio corpo, anche se qualcuno ce lo aveva spiegato; forse, rammentiamo anche di come abbiamo iniziato a sentirci “sessuati” e “sessuali”, e ci aspettavamo di essere trattati come giovani donne e giovani uomini. Tante spinte in avanti, verso un mondo adulto, senza però che lo sviluppo emotivo vada di pari passo. Va da sé che l’adolescenza è un’età caratterizzata da uno stato di frustrazione, più o meno accentuato. È in questo frangente che il gruppo acquisisce estrema importanza, diventando il punto di riferimento. All’interno del gruppo i ragazzi esprimono e condividono le loro naturali e fisiologiche paure: di essere giudicati negativamente e rifiutati dagli amici, di sentirsi privi di un’identità, dei risultati scolastici, di non essere sessualmente adeguati, di non essere all’altezza di canoni estetici. Sempre all’interno del gruppo, per sentirsi accettati e riconosciuti, vengono agiti dei comportamenti di ricerca e sperimentazione, per testare i propri limiti, e se vogliamo di esplorazione di nuovi modi di essere, anch’essi del tutto naturali e fisiologici. Si stabilisce un nuovo rapporto di dipendenza in cui, oltre all’esperienza della propria impotenza e incompletezza, si fa l’esperienza dell’altro come ugualmente incompleto e dipendente, e allo stesso tempo complementare a sè. È questo il legame affettivo più importante in una fase così complessa: l’amicizia. L’amicizia degli adolescenti è un incontro caratterizzato da una sovrabbondanza di dedizione reciproca, un momento critico che porta alla scoperta di valori nuovi accettati entusiasticamente e utilizzati ai fini di una nuova identità e che mette in gioco, ogni volta che si manifesta e si attua, questo nuovo sistema di “credenze”. Proprio perché è qualcosa di nuovo, qualcosa che si sta ancora sperimentando, i comportamenti agiti nel e con il gruppo possono assumere, a uno sguardo esterno e se vogliamo più maturo, l’aspetto dell’intolleranza, della capricciosità, dello sbandamento.

Quando esiste solo la rete

Oggi, l’incontro tra gli adolescenti avviene soprattutto in luoghi virtuali, in cui i giovani sostituiscono la comunicazione e le relazioni dirette degli adulti con delle modalità mascherate. In questi nuovi spazi gli adolescenti ricorrono a dei codici personali di comunicazione. Ci troviamo di fronte a una generazione adolescenziale multitasking, nata e cresciuta in un’era digitale che ha introdotto nuove forme di interazione sociale e un linguaggio del tutto inedito, anche se sempre più povero, di affettività e di relazioni. Se ci fermiamo a riflettere, gli adolescenti di oggi, pur comunicando all’interno di social network, vivono una condizione di importante solitudine. È come un cane che si morde la coda: il ragazzo che si rintana su Facebook (per dirne uno) perché ha paura di farsi conoscere dai suoi compagni di scuola e di essere rifiutato, magari si crea delle relazioni virtuali fittizie, si isola, e dunque verrà rifiutato e non conosciuto (o riconosciuto nei suoi bisogni di adolescente). Ma quali sono i rischi connessi a un utilizzo eccessivo e non controllato della rete? Da una parte il web ha portato e sta portando a un grande progresso nelle conoscenze, dall’altra però può costituire un importante fattore di rischio in una fase di vita come l’adolescenza, in cui la struttura della personalità dell’individuo è in fase di consolidamento.

Il tema di cui si sta trattando è stato approfondito da una cospicua mole di lavori, grazie ai quali è stato possibile differenziare le preferenze nell’utilizzo della rete tra maschi e femmine: i ragazzi tendono a usare i videogiochi prima, e spostano la loro attenzione su siti porno e di gioco d’azzardo poi; le ragazze trascorrono ore sui social network, nelle chat o nei forum. Le motivazioni sono delle più varie: esprimere le proprie emozioni (pensiamo che l’assetto emotivo degli adolescenti è ancora in fase di costruzione), cercare comprensione e dare sfogo a problemi relazionali. Internet diventa il luogo dove tutto sembra possibile e risolvibile, quindi viene cercato con sempre maggiore frequenza e curiosità. E’ nel momento in cui la curiosità si trasforma in una compulsione, cioè in qualcosa che va fatto subito, e in un eccessivo coinvolgimento che insorgono dei problemi. Problemi che si riflettono sul benessere psicologico del ragazzo/della ragazza, su quello dei genitori, e naturalmente sul rapporto tra questi.

Il tema dell’abuso e della dipendenza da internet è oggi affrontato nei diversi contesti professionali a cui si rivolgono genitori e ragazzi. Le domande che sovente questi pongono sono le seguenti:

  • Come dobbiamo comportarci con nostro figlio/nostra figlia rispetto al tema internet?
  • Come ci accorgiamo se nostro figlio/nostra figlia è dipendente da internet?
  • Di chi è la colpa? (Inteso, siamo dei bravi genitori?)
  • Come dobbiamo comportarci di fronte alla scoperta di questi comportamenti?
  • Cosa si fa quando noi genitori non siamo d’accordo su come comportarci?
  • È possibile smettere?

Domande queste a cui non è possibile dare una risposta esaustiva e soddisfacente in questo contesto. Sono infatti quesiti che non si risolvono certo con la lettura di un articolo divulgativo (come fosse un manuale di istruzioni). Se ripensiamo alle difficoltà che attraversa l’adolescente, e le conseguenti difficoltà dei genitori nell’essere genitori di un adolescente, ci rendiamo forse conto che un contesto di consultazione psicologica, magari successivamente psicoterapico, sia adeguato per dare risposta a questi e tanti altri quesiti posti dai genitori e dai ragazzi. Quesiti ai quali si può rispondere solo conoscendo le persone che li esprimono e il significato che la data situazione ha per loro. Un contesto, insomma, nel quale i genitori e l’adolescente non devono avere paura di esprimere sé stessi, nelle loro fragilità e difficoltà dettate da una fase della vita così importante.

I commenti sono chiusi.